Team building – La creazione di un team di successo

team building

Investi nel team bulding! Costruire un valido gruppo di lavoro è fondamentale per creare valore di lungo periodo per la tua impresa.

Del team building, in tempi recenti, si sente parlare sempre più spesso. Le aziende hanno cambiato la loro concezione delle persone, passando da un approccio basato sulle competenze del singolo collaboratore  a una visione di insieme del gruppo di lavoro. Il team bulding si occupa proprio di questo, è infatti  un insieme di attività formative nell’ambito del people management che mirano alla creazione di un gruppo che raggiunge il massimo valore nel suo insieme, in modo coordinato e integrato.

All’interno dell’impresa, nella quotidianità lavorativa o nella gestione di un progetto specifico è ormai assodato che la somma delle competenze delle persone esplicate in modo unitario supera nettamente il beneficio derivante dalle qualità professionali del singolo collaboratore.

Se in passato ci si focalizzava solo ed esclusivamente sulle skills dell’individuo, e si analizzava il curriculum   seguendo  schemi rigidi di valutazione, oggi, invece, anche se il CV resta il punto di partenza si va oltre alle sole competenze professionali esplicitate nel curriculum, si valuta anche l’intelligenza emotiva. Si cerca di carpire le attitudini dell’ ipotetico collaboratore, per cercare di comprendere se sarà in grado di portare valore aggiunto al team. Del resto, come per un ingranaggio così per un’organizzazione aziendale, è necessario che il singolo componente sia forgiato a regola d’arte ma deve essere in grado di girare e incastrarsi con gli altri alla perfezione affinché il meccanismo funzioni.

formazione team di lavoroE’ palese che affinché si possa raggiungere l’obiettivo di costruire un team coeso e capace di creare valore, all’interno dell’impresa è necessario investire tempo e risorse. Fare team building non è così semplice come si possa pensare, formare un team capace di lavorare bene insieme, nonostante diversità di competenze e carattere di ogni collaboratore richiede temperamento, intuizione e qualità di coordinamento.  Tutto il lavoro che richiede il team building viene ripagato però dalla creazione di valore di lungo periodo per l’impresa, e il team creato riuscirà a far fronte alle problematiche aziendali anche in momenti di forte stress o di crisi.

Al contrario, se non si investe nella costruzione del  team, in momenti in cui l’azienda versa in cattive acque è destinata a soccombere. Un team che manca di coesione non riuscirà a far fronte agli intoppi che l’azienda potrà trovare nel suo percorso di crescita.

Chi si occupa della creazione del gruppo di lavoro, dovrà riuscire a far emergere il massimo delle potenzialità di ognuno dei membri. L’attività di team building non deve però essere svolta una tantum, ossia non deve morire appena terminata la scelta dei collaboratori inseriti nel team ma deve essere un’attività costante e continuativa nel tempo. Solo così si potranno ottenere ritorni positivi e le azioni intraprese saranno performanti.

coesione teamPer favorire la coesione del team, il manager, leader o responsabile delle risorse umane è bene che oltre a favorire la collaborazione durante le ore canoniche di lavoro, si attivi anche con altri interventi di tipo ludico-ricreativo. Giornate di formazione seguite da cene aziendali, attività sportive o musicali sono l’ideale. I collaboratori avranno la possibilità di fare ”squadra” al di fuori e all’interno del contesto lavorativo.

Seppur debba esserci una certa omogeneità affinché il gruppo possa lavorare bene, fare una buona attività di team building significa riuscire a valorizzare le competenze del singolo, nella loro diversità, all’interno del team. Lavorare sulla creazione del team è un investimento che ripaga nel lungo termine ma ne vale assolutamente la pena. Le aziende moderne non possono non investire nel team building se vogliono creare valore e vantaggio competitivo.

 

L’importanza di una comunicazione efficace in azienda

La rilevanza di una comunicazione efficace all’ interno dell’azienda  e il suo impatto sull’organizzazione aziendale

E’ facile intuire che la condivisione di informazioni, in un contesto quale quello aziendale, è alla base di un corretto e funzionale svolgimento del lavoro quotidiano. Le informazioni, necessarie alla vita dell’impresa, vengono veicolate attraverso la comunicazione, che a livello semantico vuol dire infatti ”far conoscere”. Cosa accade però se la comunicazione non avviene nel modo appropriato? Una comunicazione sbagliata oltre a non permettere il normale flusso di informazioni e generare errori rischia di compromettere i rapporti tra colleghi, e tra dipendenti e manager.

A livello aziendale la comunicazione ha come obiettivo la promozione di una buona organizzazione, essenziale per ottenere una coesione ottimale tra i membri del team. Esistono due tipologie di comunicazione interna, e bisogna comprendere quale formula funzioni meglio per la singola impresa. Nella comunicazione aziendale, distinguiamo l’approccio Top-Down e l’approccio Bottom-Up.

Nella prima tipologia, l’approccio Top-Down, il flusso informativo parte dall’alto, dai vertici  aziendali e si dirama verso il basso raggiungendo i dipendenti. Questa  tipologia di comunicazione viene attuata tramite una rete Intranet o riunioni con i dipendenti. Nelle piccole e medie imprese, che caratterizzano il tessuto imprenditoriale italiano, la comunicazione interna avviene soprattutto faccia a faccia, in questi casi giocano un ruolo cruciale l’espressività verbale e non verbale e l’empatica verso i nostri interlocutori. Tramite la comunicazione faccia a faccia si consolidano i rapporti di stima reciproca  e salda il senso di appartenenza  e fedeltà aziendale, pertanto è intuibile l’impatto che espressioni sbagliate possano determinare sul clima lavorativo.

L’approccio Bottom-Up, invece, prevede che la comunicazione avvenga all’inverso, ossia dal basso verso l’alto. Questa tipologia di comunicazione si realizza attraverso questionari, colloqui individuali  e mediante l’elaborazione di procedure che devono essere applicate da tutti i dipendenti. Per ottenere tutti i benefici possibili da questa tipologia di comunicazione aziendale, alla base deve sussistere un rapporto di fiducia con i propri dipendenti che riusciranno così ad avere contezza dell’importanza che riveste la comunicazione aziendale.

Seppur ognuno ha un ruolo ben preciso, un noto detto recita: tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Che ci piaccia o no è esattamente così che deve essere all’interno di un’azienda affinché tutto possa filare liscio. La condivisione di informazioni, e l’applicazione delle procedure è necessaria perché è impensabile che l’attività possa fermarsi o subire rallentamenti quando un dipendente è in malattia, in  ferie e maternità. Ognuno all’interno dell’azienda deve essere in grado di reperire le informazioni che gli necessitano al fine di portare avanti le normali attività aziendali.

Come per la maggior parte delle cose, non esiste una ricetta perfetta ma alla base di un risultato ottimale a livello di comunicazione, l’ingrediente che non può mancare è l’unione, la coesione tra tutti i membri  delle  diverse aree aziendali.

 

Lavoro agile: smart working amico della flessibilità

Un congruo compromesso tra lavoro e vita privata esiste? Si, lo smart working!

Le nuove tecnologie, già a partire dagli anni ’70, hanno consentito e favorito lo sviluppo del telelavoro, inteso come prestazione lavorativa fornita da un luogo diverso dalla sede aziendale, di norma corrispondente al domicilio del lavoratore. Da un po’ di anni a questa parte una nuova terminologia sta prendendo piede: lo smart working.  Di cosa si tratta in realtà? Coincide forse con l’ormai noto telelavoro e ad essere diverso è solo il nome che gli si da? Non esattamente…

Lo smart working rappresenta l’evoluzione concettuale del telelavoro. Recentemente regolamentato, lo smart working nasce con lo scopo di incrementare la competitività e conciliare in modo ottimale vita privata  e lavorativa del dipendente. Si realizza tramite accordo contrattuale tra le parti che ne definiscono modi e tempi di attuazione, il monte ore necessario e l’orario di lavoro. A differenza del telelavoro che prevede quale sede dove effettuare la prestazione lavorativa l’abitazione del lavoratore, lo smart working non prevede una postazione fissa. Il lavoratore può svolgere le sue mansioni ovunque egli voglia entro i limiti orari della sua giornata lavorativa così come concordato tra le parti e nel rispetto dei dettami dei contratti collettivi nazionali.

La regolamentazione dello smart working ha inoltre  introdotto il ”diritto alla disconnessione”, l’accordo scritto tra le parti deve prevedere infatti anche i tempi di riposo del lavoratore, e la struttura organizzativa e tecnica deve essere predisposta affinché possa permettere al lavoratore di disconnettersi in sicurezza. 

Per quanto riguarda il corrispettivo, è previsto che  lo smart worker abbia diritto  allo stesso trattamento economico dei lavoratori che prestano il proprio lavoro in sede.  Per i primi, però, svolgendo la loro prestazione al di fuori dei locali aziendali le modalità di esecuzione delle mansioni sono diverse come diverse sono le sanzioni disciplinari in caso di condotte differenti da quelle previste per ogni categoria di lavoratore.

 

Seppur per l’azienda lo smart worker implica l’investimento in strumenti per la comunicazione e la collaborazione, oltre a uno stipendio pari a quello percepito dai lavoratori in sede, sussistono delle utilità non indifferenti. L’azienda infatti riesce  a ridurre i costi dei luoghi fisici proporzionalmente al numero di dipendenti che lavorano in formula smart working. Inoltre, da alcune indagini effettuate mediamente gli smart workers tendono a lavorare più ore rispetto ai colleghi in sede. Più che portarsi il lavoro a casa, gli smart workers portano la casa a lavoro e questo ha un doppio effetto. Se il lavorare da casa li spinge a lavorare di più per dimostrare che riescono a lavorare bene e di meglio rispetto ai lavoratori in sede, il loro maggior sforzo è premiato dall’essere a casa, ma non solo, possono infatti lavorare seduti su una panchina in un parco, in un internet cafè  o dove meglio aggrada al lavoratore ottenendo così un notevole incremento della qualità della vita e non dimentichiamo che evitano in questo modo l’ansia, di Fantozziana memoria, di non riuscire a timbrare il cartellino in tempo e non perdere il tram o la metro affollatissima!

Intelligenza Emotiva: requisito essenziale per il manager di successo

Perché l’intelligenza emotiva è più importante del QI

” La leadership implica la capacità di stimolare l’immaginazione delle persone e di ispirarle così da spingerle nella direzione desiderata. Per motivare e guidare gli altri, ci vuole qualcosa di più del semplice potere.” (Daniel Goleman)

Negli ultimi decenni, abbiamo assistito all’affermarsi di un nuovo metodo di valutazione dell’intelligenza delle persone. Se in passato il test del quoziente intellettivo era l’unico sistema standardizzato per misurarla, oggi si sta affermando una nuova forma di intelligenza che il test del QI non è in grado di valutare: l’intelligenza emotiva (QE).

QE vs QI: le differenze

QI indica il quoziente intellettivo che viene calcolato attraverso appositi test ed esprime l’intelligenza di una persona, tenendo conto della sua età anagrafica e mentale. Ad esempio se un bambino di 7 anni, risponde al test come la maggioranza dei suoi coetanei avrà un punteggio che lo colloca tra coloro con QI nella media. Se invece, risponde al test come mediamente risponderebbe un bambino di 10, il suo quoziente intellettivo sarà più alto rispetto alla media e ne deriva che il bambino è dotato di intelligenza superiore. A livello empirico sembra che chi ha un QI più alto avrà una carriera accademica brillante e sarà in grado di guadagnare di più rispetto a chi ha un QI più basso.

Con QE si indica l’intelligenza emotiva, che consiste  nella capacità degli individui di captare, controllare e esprimere emozioni. Avere un alto QE non implica avere anche un alto QI e viceversa, in questi casi quale è importante privilegiare per una valutazione dell’intelligenza della persona? A livello nozionistico, per quanto riguarda conoscenze strettamente tecniche e accademiche, il QI batte il QE nella vita pratica e soprattutto in ambito professionale chi presenta una maggiore intelligenza emotiva riesce ad ottenere migliori risultati. La spiegazione è da ricercarsi nella maggiore consapevolezza che tali persone hanno di se stessi e per tanto hanno maggiore controllo sulle proprie azioni, presentano maggiore motivazione e empatia verso gli altri. ììSono più consapevoli di se stessi, più in grado di regolare le loro azioni, sono in grado di gestire meglio la responsabilità, sono motivati e hanno empatia per gli altri.

intelligenza emozionale

Al manager del passato non erano richieste abilità a livello emotivo, era sufficiente che elaborasse le strategie, impartisse ordini e si assicurasse che venissero eseguiti. Tra i test che il manager sosteneva per divenire tale affrontava anche quelli basati sul QI, alla ricerca di relazioni logiche e conti da far tornare. Oggi non basta più, il lavoratore è innanzitutto persona, e le persone sono fatte di emozioni. Se il manager non riesce a leggerle e comprenderle resterà al vertice di un circuito di cui vede solo la copertura esterna ma non riesce ad accedervi internamente e diventarne parte. Attualmente le aziende, in buona parte, vedono ancora al comando ”analfabeti emozionali”, che non riescono a cogliere l’importanza delle relazioni, emozioni e empatia all’interno dell’azienda, al fine di lavorare in armonia e con maggio rendimento.

Green Communication: il ruolo dello storytelling nella sostenibilità aziendale

green storytelling, paesaggio

 

Il business storytelling quale mezzo di comunicazione di impatto per veicolare la filosofia green aziendale

 

La popolazione vegetariana e vegana è in continua crescita. Solo in Italia, secondo i dati dell’indagine Eurispes,  per il 2017 si stima che coloro che non consumano né carne né pesce siano circa l’8% della popolazione.

A questo punto ti starai chiedendo…

Cosa c’entra la popolazione vegetariana in Italia con il titolo di questo articolo? In realtà, una presenza importante di persone vegetariane e vegane nel nostro paese ha il suo peso anche per quanto riguarda la Green Communication attraverso lo storytelling.

L’essere  vegetariani è una filosofia di vita che parte dalla tavola ma tocca tutti gli ambiti della vita umana.  Chi è vegetariano o vegano, generalmente è una persona attenta alla salute propria e dell’ambiente che vive e lotta per un mondo green, consuma servizi e acquista prodotti di aziende che condividono la sua ideologia.

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Ovviamente,  non sono solo i vegetariani a prestare attenzione all’ambiente ma se fai conto che già essi sono nel nostro paese un numero abbastanza consistente, potrai renderti conto facilmente di quanto importante sia per la tua brand reputation avvalerti dello storytelling al fine di comunicare l’impegno della tua azienda per il rispetto dell’ambiente. 

La sostenibilità ambientale è un tema molto caro alle persone, nonché potenziali clienti. Quando si parla di sostenibilità  il messaggio raggiunge la massa, non si tratta più di una piccola nicchia di persone, l’interesse per la tutela ambientale è frutto di un cambiamento di mentalità e sfruttare  questa scia può fare la differenza tra la tua azienda e la concorrenza.

Guadagnati la stima della tua audience

Usa lo storytelling per raccontare ai tuoi clienti e potenziali tali il tuo impegno per l’ambiente, per la salute del mondo e delle persone.

Rendi partecipe il tuo pubblico della cura che fondi nella scelta delle materie prime che devono essere di qualità ma allo stesso tempo anche frutto di un lavoro senza sfruttamento.

Fa in  modo che il tuo racconto sia veritiero e trasparente. Narra del tuo attivismo in ambito green in modo da generare un ricordo positivo nel cliente, la sua mente lo richiamerà  al momento opportuno.

Devi suscitare emozioni positive, legando il tuo marchio all’impegno per l’ambiente che il tuo cliente condivide con te.

Coca-Cola e gli altri…

Sono ormai tantissime le aziende, sia a livello nazionale sia internazionale, che puntano decise sulla green communication. I consumatori sono diventati più informati e consapevoli, e prima di scegliere un prodotto o servizio cercano di capire con chi hanno a che fare, eticamente parlando.

Lo confermano le rilevazioni in tutto il mondo: gli aspetti etici , in particolare tutto ciò che riguarda gli atteggiamenti e i comportamenti delle imprese nei confronti dell’ambiente e dei lavoratori, sono tra i fattori che influenzano in maniera più decisiva le propensioni d’acquisto dei consumatori globali.

Ci sono tantissimi esempi di green storytelling ben fatto (quanto sia veritiero è un altro discorso – ndr) a livello planetario. Uno dei precursori in tal senso è certamente Coca-Cola, che già da anni ha fatto del suo sito un vero e proprio magazine, con all’interno una sezione tutta dedicata alle iniziative green e agli obiettivi raggiunti in tema di tutela ambientale.

Public speaking: affidatevi alla regola del 3

public speking, JFK durante un discorso

«I migliori oratori danno l’impressione di improvvisare, ma in realtà si preparano tutto».

( J.F. Kennedy)

In passato incantare le folle con la propria arte oratoria era un valore aggiunto, al giorno d’oggi è una necessità. Sia che tu debba parlare in pubblico in ambito politico, lavorativo o sportivo devi essere capace di trasmettere informazioni in un modo che risulti coinvolgente per i tuoi interlocutori. Devi essere in grado di lasciare il segno, il public speaking oggi può fare la differenza.

1. Cattura l’attenzione del tuo pubblico

Che si tratti di un meeting di lavoro o che tu sia il portavoce aziendale durante una presentazione quello che conta è ottenere l’attenzione del tuo pubblico e stupirlo. Con ciò ovviamente non intendo che tu debba presentarti indossando un naso rosso da clown (in questo caso di sicuro verresti notato ma non è quel tipo di notorietà che stiamo cercando di farti ottenere!) bensì devi cercare di essere brillante, frizzante e breve.

Puoi raccontare qualcosa di te, alle persone piacciono le storie… o magari esordire con una domanda e in questo caso dovrai essere preparato a gestire la situazione in base alle risposte o qualora non ci fossero risposte. Racchiudi la tua presentazione in tre step, non appesantirla. Introduci brevemente la questione, arriva al fulcro del discorso e lancia il messaggio finale.

2. Dai il tempo di memorizzare il messaggio e di formulare delle domande

Non correre. Anche se sei perfettamente cosciente che proiettare  20 slide in 10 minuti è una missione impossibile mentre parli non avere fretta, fingi di avere tutto il tempo del mondo … tenendo d’occhio l’orologio però! Il tempo è uno degli alleati/nemici del public speaking.

Dopo aver esposto tre concetti cruciali del tuo discorso fa sempre una pausa, permetti al tuo pubblico di porti delle domande. Le pause sono fondamentali per far si che qualora si rendesse necessario qualche chiarimento possa essere fornito senza per forza dover attendere la fine della performance.  Qualora le domande abbiano rubato il tuo tempo, devi ricorrere alle tue capacità di improvvisazione e di sintesi. Devi restare a galla anche se non sei riuscito a proiettare le tue slide conclusive.

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3. Chiudi il cerchio

Sei riuscito  a catturare l’interesse del tuo pubblico e a tenerlo vivo per tutta la durata del tuo discorso, ora è il momento di chiudere in bellezza la tua performance. Sferra il colpo di grazia alla tua paura di parlare in pubblico.

Arriva al punto, circoscrivi l’argomento e il messaggio che vuoi veicolare. Prepara una frase d’effetto per la chiusura del discorso, uno slogan che possa imprimersi nella mente dei tuoi ascoltatori e che non scompaia una volta che la platea si sia sciolta. Il finale della tua orazione deve essere per loro un input per riparlare del tuo discorso, magari nella pausa pranzo che seguirà la presentazione. Se riuscirai a lasciare un segno con le tue parole avrai acquisito uno degli elementi essenziali del public speaking.

 

Business Storytelling: i 5 ingredienti che rendono la tua storia di successo

business storytelling, macchina da scrivere vintage

La qualità per un brand è fondamentale ma al giorno d’oggi non basta più. Il mondo contemporaneo ha brama di esperienze vissute, di racconti ed emozioni.

Attraverso il business storytelling la tua azienda avrà modo di raggiungere il target attraverso un processo che veicola valori. Fare storytelling è ciò che permette al tuo brand di trasformare il mero messaggio commerciale in qualcosa di più profondo.

Attraverso la narrazione è infatti  possibile perseguire il proprio obiettivo strategico parlando ai clienti, attuali e potenziali, in una lingua che loro conoscono e pertanto sarà più semplice e diretto imprimere un ricordo duraturo che la loro mente richiamerà nel momento in cui si troveranno a compiere delle scelte di acquisto.

Con il business storytelling, non ti limiti a raccontare una storia, stai applicando una strategia attraverso l’inbound marketing, il tuo racconto deve si intrattenere il pubblico e non annoiarlo ma deve sfruttare la narrazione in modo tale da informare ed emozionare attraverso una comunicazione efficace.

 

Ci sono dei punti essenziali da rispettare affinché il business storytelling possa raggiungere gli obiettivi prefissati, 5 ingredienti che non possono mancare…

 

 1. Fiducia

Chi ascolta la tua storia deve aver fiducia nel narratore. Se ti stai rivolgendo a clienti che già conoscono il tuo brand il tuo messaggio mira a rafforzare la concezione  che essi hanno della tua azienda.  Se ricorri allo storytelling al fine di ampliare il tuo target, il tuo messaggio dovrà essere ancora più incisivo e accattivante affinché il potenziale cliente sia attratto ad ascoltare la tua storia, alla fine della quale dovrà essere persuaso che del tuo brand ci si può fidare.

 

2. Relazione emozionale

Affinché una storia venga ricordata bisogna che si sviluppi in modo tale da toccare la sfera emozionale. Non c’è narrazione che possa definirsi grande che non si basi sulle emozioni. Utilizza nella tua storia tensione e mistero, conflitto e soluzione, fa in modo che chi ascolta possa immedesimarsi soffrire e gioire con te. Riuscire a fare in modo che il pubblico si identifichi nel racconto ti permetterà di creare una relazione speciale con esso.

 

Per  saperne di più e imparare a rendere reale e vicina al cliente la tua azienda attraverso le emozioni…

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3. Semplicità

Evita  giri di parole troppo complessi e articolati. La miglior caratteristica di una storia è la semplicità. Elimina tutto ciò che non è strettamente legato al tuo obiettivo strategico, rendi forte la tua storia dandole un taglio semplice e fruibile toccando i punti cruciali e facendo leva sulle emozioni.

 

 

 4. Personalizzazione

Chi ascolterà la tua storia vorrà darle un significato personale, usando una chiave di lettura che rispecchia il suo modo di essere. Comunica il tuo messaggio ma lascia la possibilità al tuo pubblico di trarre la sua morale rivisitata, lascia un finale aperto. Guida il tuo target in modo che spossa spaziare entro determinati confini ma lascialo libero di muoversi e di cucirsi addosso, secondo la identità, la morale della favola del tuo business storytelling. Le persone, le aziende non sono codici a barre c’è bisogno di definire un’identità univoca.

 

5. Familiarità e immedesimazione

La tua storia deve essere unica ma è preferibile che a livello strutturale tu ti attenga a qualcosa di collaudato in modo tale che il tuo pubblico possa

riconoscere facilmente quello che sarà l’iter di sviluppo della tua storia in base a ciò che già gli è noto. Fa in modo che non manchi l’elemento innovativo e caratteristico che possa dare un taglio univoco al tuo racconto. Permetti ai tuoi ascoltatori di vivere il tuo racconto in prima persona vestendo i panni di personaggio principale.

 

Public speaking: adottare le tecniche teatrali per migliorare le nostre performance

public speaking, spettacolo teatrale

Nel momento in cui capita di doversi confrontare con il public speaking spesso accade che la nostra performance non risulti ai livelli sperati. Nonostante il discorso sia stato studiato alla perfezione, nel momento in cui ci si trova il microfono davanti, l’ansia e l’essere impacciati…rischiano di rovinare la scena.

Riuscire a parlar bene in pubblico, infatti, è il risultato di un uso sapiente dei mezzi di comunicazione a nostra disposizione, la parola innanzitutto ma anche il linguaggio del corpo che potrebbe tradirci e rivelare le nostre incertezze. La soluzione? Ricorrere alle tecniche teatrali adottate dagli attori per acquisire sicurezza e una perfetta ”tenuta del palco”.

L’oratore condivide con l’attore il confronto con il pubblico, con il quale deve entrare in sintonia  e riuscire a catturarne l’attenzione facendo leva sul proprio carisma  e la propria personalità.

Pertanto, il training teatrale riesce a creare una sinergia tra mente e corpo e rende possibile trasmettere emozioni, grazie alle tecniche teatrali ci si mette in gioco e a ognuno è data la possibilità di scoprire nuovi aspetti della propria personalità, acquistando sicurezza e presenza scenica.

Il linguaggio verbale pur essendo il mezzo di comunicazione più utilizzato, in realtà, è in grado di catturare solo il 10% dell’attenzione e ridotta è anche la sua forza persuasiva. Il rimanente 90% è dato dal linguaggio del corpo, la mimica facciale, la forza dello sguardo, la gestualità, dicono molto di più delle semplici parole.

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Quali sono le tecniche teatrali da sfruttare per migliorare le capacità di public speaking?

Innanzitutto è necessario imparare a gestire l’ansia e dominare le emozioni, anche la sola respirazione se attuata nel modo corretto può essere di grande aiuto per parlare in pubblico, infattì grazie alla respirazione diaframmatica è possibile gestire lo stress con notevoli benefici.

Respiro, voce  e postura hanno il loro peso in quanto a seconda della postura la voce può risultare tesa o rilassata.

Imparare le tecniche della respirazione è assolutamente utilissimo, così come la partecipazione e un laboratorio teatrale è utile per gestire l’imprevisto, imparare  a fare le prove e captare i segnali del pubblico.

C’è da dire che spesso l’apparire impacciati e timidi genera nel pubblico una sfiducia a priori e diventa difficile riuscire a dimostrare la valenza delle tesi che si sostengono nel discorso. Se da un lato apparire autentici gioca a favore dell’oratore dimostrare le proprie debolezze mina l’efficacia dell’eloquio. Pertanto, una delle tecniche usate nei laboratori teatrali e l’uso di una maschera neutra che azzera l’impatto della mimica facciale e permette di esprimere la propria espressività attraverso tutto il resto del corpo, così è più facile imparare a comunicare in modo autentico esprimendo emozioni e seguendo le sensazioni.

Lavorare in gruppo applicando le tecniche teatrali, permette di impersonare a momenti alterni il ruolo di osservatore e di osservato. Ciò permette di apprendere dagli altri migliorando la propria capacità di osservazione, non solo per quanto riguarda il gruppo di lavoro ma anche verso il proprio uditorio e regolare il tiro tenendo conto della reazione del proprio pubblico.

Rivedersi in un video permette all’oratore di rendersi conto dei punti critici del public speaking e quindi dal lavoro di gruppo ne deriva un beneficio per il singolo oratore, migliorando le performance con risultati esaltanti per la propria capacità di parlare in pubblico.

 

10 motivi per cui è fondamentale saper parlare in pubblico

parlare in pubblico, un vecchio comizio di Obama

parlare in pubblico, un vecchio comizio di Obama

L’importanza dell’arte oratoria è ben nota sin dall’antichità. Quando si pensa alla capacità di parlare in pubblico spesso la nostra mente richiama l’immagine dei grandi oratori del passato, capaci, grazie alla retorica e all’uso sapiente delle parole, di catturare l’interesse e mantenere viva l’attenzione della folla raggiungendo gli obiettivi della propria orazione. Non è però necessario scomodare i grandi oratori dell’età classica per intuire che un eloquio brillante abbia notevole rilevanza in ogni campo nella nostra vita, nella sfera privata e soprattutto in quella professionale.

Nonostante l’importanza che il public speaking assume nell’era moderna, nella quale la comunicazione è alla base di una vita sociale e lavorativa soddisfacente, un’alta percentuale di persone ammette di provare timore e ansia quando si trova a dover parlare in pubblico, tant’è che da un’indagine statistica condotta da YouGov UK risulta che la paura del public speaking si colloca al terzo posto tra le fobie più diffuse al giorno d’oggi tra le persone.

Che si tratti di una cena di lavoro, di una presentazione aziendale, di un meeting, di un colloquio di lavoro o quant’anche il parlare in pubblico si esplichi in una situazione afferente alla vita privata moltissime persone presentano le tipiche manifestazioni legate a questa fobia. Ansia, mani sudate, parole bloccate in gola che rendono la propria performance non ai livelli richiesti che però potrebbero assolutamente essere raggiungibili con un po’ di impegno e volontà.

Le persone che hanno paura di parlare in pubblico, spesso credono che chi oggi è un eccezionale oratore, abbia acquisito questa qualità in modo innato. Non è assolutamente così, la capacità di parlare in pubblico può essere acquisita e migliorata da tutti, basta prendere coscienza delle proprie capacità, avere voglia di migliorare e rivolgersi a professionisti specializzati nel trattare con questo specifico problema.

Il primo passo da fare è capire fino in fondo l’importanza del public speaking, solo così si otterrà piena consapevolezza del fatto che, al giorno d’oggi, la capacità di parlare in pubblico è un qualcosa con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente e si avrà in questo modo un maggior incentivo ad attuare una strategia vincente e risolutiva.

Ecco 10 buoni motivi per imparare a parlare in pubblico:

1. Parlare in pubblico: far leva sulla forza impattante delle parole e del linguaggio del corpo

Che dir se ne voglia, spesso ciò che diciamo con le parole si discosta da ciò che trasmettiamo con il linguaggio del corpo. Imparare a parlare in pubblico permette di allineare i due mezzi di comunicazione, far trasparire una maggiore sicurezza rendendo più incisivo il messaggio che vogliamo trasmettere al nostro pubblico permettendoci di raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ necessario conquistare la fiducia della platea a cui ci rivolgiamo e ciò è possibile grazie a un saggio uso delle parole unito a un linguaggio del corpo coerente con ciò che diciamo.

2. Esigenze di comunicazione. Parola d’ordine: farsi notare

Nell’era della comunicazione digitale, bombardati ogni giorno da immagini, testi e contenuti video, riuscire ad emergere e farsi ricordare è molto più difficile che in passato quando era facile spiccare nel mucchio. Il face to face resta ancor oggi il metodo migliore per essere incisivi.

Esporsi, come si suol dire ”mettendoci la faccia” argomentando con arguzia una presentazione aziendale dal vivo o in video conferenza offre più chance di catturare l’attenzione del cliente, stimolare la sua attenzione e soprattutto… farsi ricordare quando per il cliente arriverà il momento di scegliere tra noi e la concorrenza. C’è bisogno di persone che non abbiano paura di mostrarsi in pubblico e che sappiano comunicare in modo semplice ed efficace.

3. Migliorare l’autostima e fare carriera

Essere in grado di gestire efficacemente una platea di persone, oltre ad essere un’esigenza ai fini professionali, permette di ottenere dei benefici anche per la nostra crescita personale. Parlare in pubblico permette di migliorare la propria autostima rendendo la persona cosciente delle proprie capacità testando i propri limiti e incentivandola a superarli. Il public speaking permette di migliorare la chiarezza espositiva e le proprie doti comunicative e persuasive. Tutto ciò ha un riflesso anche sul piano lavorativo, accelerando l’ascesa professionale.

4. Dare maggior valore a progetti, idee e opinioni

Spesso ottime idee e progetti vengono bruciati da una presentazione che non riesce a lasciare il segno. Progetti ottimi, spesso più di altri che invece vengono approvati, la cui l’esposizione lascia però a desiderare. Un incedere incerto, tentennamenti, emozione possono giocare brutti scherzi. Pertanto, il saper parlare in pubblico è qualcosa che al giorno d’oggi è fondamentale. La migliore idea verrà scartata se non accompagnata da una presentazione valida e accattivante.

5. Migliorare la propria capacità comunicativa

Il fraintendimento è sempre dietro l’angolo, comunicare in modo corretto ed efficace è un’esigenza di sopravvivenza in tutti i contesti. Un errore di comunicazione può costare caro, un progetto che non va in porto, un’idea bocciata in una riunione di lavoro e tutto il tempo investito è tempo sprecato! Spesso, un ottimo lavoro non è accompagnato da una comunicazione efficace, chi illustra si sente non capito dalla sua platea ma forse il problema non è del suo pubblico ma del suo modo di veicolare l’informazione.

Più si parla in pubblico più si acquista familiarità e disinvoltura, padroneggiando il linguaggio nella maniera più chiara e semplice da comprendere anche a chi magari rientra tra i ”non addetti ai lavori”. Infatti, non sempre un linguaggio prettamente tecnico è la scelta giusta, saper comunicare, riuscire a parlare in pubblico è anche riuscire a far comprendere dei concetti difficili a chi non è padrone della materia.

6. Migliorare le capacità interpersonali e relazionali

Chi per motivi di lavoro si è visto costretto ad imparare le tecniche del public speaking, spesso è la stessa persona che ad una festa raramente si annoia, anzi, è quasi impossibile in quanto in genere è la medesima persona che anima la festa, che riesce a tenere conversazioni brillanti e risultare una persona interessante. Se la timidezza per alcuni ha il suo peso, per altri la propria capacità oratoria è stata la molla che ha permesso di vincerla e migliorare i propri rapporti interpersonali e relazionali grazie al public speaking.

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7. Raggiungere obiettivi di vendita prefissati

Se è vero che il venditore stile televendita non è molto gradito al consumatore che lo considera poco sincero, c’è da dire però che se le televendite continuano ad esistere un motivo ci sarà! L’effetto delle parole e dell’eloquio del venditore continua a funzionare. In un mercato dove l’offerta è talmente vasta da confondere il potenziale cliente, il bravo venditore non può limitarsi solo a proporre un prodotto valido, ma deve riuscire a vendere, a vendersi e a creare relazioni e affinché tutto ciò sia possibile è necessario avere buone capacità di parlare in pubblico.

8. Dare il meglio di se quando si sostiene un esame

Sin da bambini, con le prime recite scolastiche ci si trova ad affrontare il pubblico, che chi da subito reagisce positivamente e c’è chi cala già il sipario sul parlare (serenamente) in pubblico. Il problema, terminate le recite scolastiche, si ripresenta agli esami che siano di maturità o universitari o di qualsiasi altro genere il risultato non cambia, per non parlare poi della prima vera esibizione da solisti… la discussione della tesi di laurea. Ansia, panico e disperazione.

La conoscenza della materia purtroppo spesso non basta, perché è necessario riuscire a trasmettere a chi valuta la propria conoscenza e competenza. Chi è bravo con le parole riesce a mettere a frutto anche le nozioni che non ha acquisito alla perfezione, chi invece è davvero preparato a volte rischia di non fare una performance brillante perché non abbastanza pronto ad affrontare il pubblico.

9 . Brillare in un colloquio di lavoro

Gli esami, si sa, non finiscono mai e ogni colloquio è un esame vero e proprio. Il tempo è poco ed è necessario sfoderare tutto il proprio fascino professionale in pochi minuti, incuriosire il recruiter cercando di spingerlo ad andare oltre la prima pagina del vostro validissimo CV. In quei minuti si gioca la vostra (probabile) carriera, la concorrenza è spietata e pertanto è assolutamente necessario sbaragliarla mostrando di essere a proprio agio nell’esporre quello che è il vostro bagaglio professionale. Saper parlare efficacemente in pubblico è vitale per la vostra carriera.

10. Dimostrare il proprio valore sul posto di lavoro

Superato lo step della discussione della tesi di laurea e dei colloqui, finalmente si possono mettere in pratica le competenze acquisite in anni di studio. L’utilità del saper parlare in pubblico non si è ancora esaurita, quotidianamente sarà necessario sfoderare le proprie capacità di public speaking. I confronti con i colleghi e il capo, i meeting, le presentazioni dai clienti, senza capacità oratorie anche l’idea più brillante rischia di essere surclassata da altre meno innovative.

Rinunciando a investire sulle capacità di public speaking si rischia vanificare il proprio talento. Si può essere tra i migliori ma non lo saprà nessuno se non si è bravi a raccontarlo.

L’importanza di fare un buon business storytelling

business storytelling, macchina da scrivere vintage

L’esigenza di raccontare ha radici antiche, è nata con l’uomo, quando il linguaggio verbale e la scrittura non esistevano ancora e tramite i graffiti è riuscito a colmare la necessità di narrare la sua storia. Alle persone piacciono le storie, amano raccontare, raccontarsi e immedesimarsi nella narrazione. Lasciarsi andare all’empatia assaporando emozioni.

La comunicazione e la pubblicità in ambito business non può non tenerne conto, le aziende si sono dunque evolute mettendo a disposizione delle persone i mezzi tecnologici e i canali social per soddisfare la loro esigenza di raccontare e ascoltare storie.

Oggi i graffiti preistorici sono stati sostituiti da una ”lavagna virtuale” ma l’idea di fondo non è cambiata, le aziende hanno individuato un bisogno e ne hanno fatto un business di successo fornendo  alle persone un modo per condividere la loro storia e lasciare un segno nel tempo.

Iscriviti al corso di Business Storytelling

Su questa scia emotiva si è cominciato a comprendere la necessità di costruire un’identità aziendale capace di legare univocamente il proprio brand non solo al noto concetto di qualità ma anche alla propria storia. Le aziende hanno intuito che raccontarsi ai propri clienti è un modo per essere più reali e vicine ai consumatori creando con loro un legame, un dialogo emozionale.

Attraverso il business storytelling le aziende hanno trovato il modo di connettersi con i propri consumatori, di entrare nella loro vita attraverso strade secondarie che permettono però di imprimere in loro un segno più profondo e duraturo. Una storia si legge, si ascolta e viene raccontata ad altri, condivisa.

Il mercato globale ha permesso di avere a portata di mano, o meglio a portata di click qualsiasi cosa desideriamo, l’offerta è talmente ampia e variegata che tra vendere il miglior prodotto in circolazione non basta più, non basta neanche pubblicizzarlo in maniera efficace. Proviamo a fare un gioco, pensando al vostro ultimo acquisto, qualora

vi venisse chiesto di fornire le motivazioni che vi hanno spinto ad acquistare esattamente quel prodotto cosa rispondereste? In tanti sulla scia della ragione direbbero, è il migliore, ha un buon rapporto qualità prezzo …e poi? Tra tutte le possibili combinazioni di pari utilità come avete fatto a scegliere proprio quel brand? Sicuri si tratti di una scelta razionale?

Storytelling e neuromarketing

Numerosi studi di Neuromarketing sostengono che il processo decisionale in realtà funziona all’inverso rispetto a ciò che avverrebbe seguendo una logica razionale, ossia la scelta del prodotto/servizio sarebbe fortemente condizionata dall’impulso, dalle emozioni, in parole povere andremmo dove ci porta il cuore e solo successivamente il nostro cervello fornirebbe una giustificazione logica all’acquisto.

In pratica la quasi totalità delle nostre decisioni di acquisto sarebbero dettate dal subconscio e le effettueremmo lasciandoci guidare dalle emozioni. Da qui l’importanza per le aziende di comunicare attraverso un potente mezzo: il business storytelling.

Il consumatore bombardato da un’infinità di messaggi promozionali sulle tipologie di prodotti più disparate comincia a temere il momento della scelta, vorrebbe essere aiutato, guidato nella scelta e il modo migliore per accontentarlo è posizionare il nostro brand nella sua mente prima ancora che si trovi nella posizione di dover scegliere tra il nostro e quello dei concorrenti.

Se lo storytelling è stato fatto bene il cliente non sceglierà il nostro prodotto perchè lo ritiene il migliore o il più economico, lo sceglierà perché è il nostro!  E con noi che il cliente ha un rapporto particolare, amichevole. Conosce che visione abbiamo del mondo, la nostra filosofia, sa perché abbiamo maturato delle scelte, gli abbiamo permesso di entrare nella nostra famiglia condividendo con lui la storia della nostra azienda. Il consumatore sceglierà noi perché è con noi che ha condiviso emozioni.